lunedì 24 dicembre 2012

Auguri di Buone Feste@

Auguri di Buone Feste
Anche quest'anno sono arrivate le feste natalizie. Auguro un buon Natale e un felice anno nuovo a tutti!!!


Ps. Mi raccomando alcolizzatevi con moderazione e soprattutto evitate di prendere la macchina e fare danni. Cantate e Ballate fino all'alba e mi raccomando se vedete Babbo Natale ditegli che sono molti anni che lo aspetto!!!

venerdì 21 dicembre 2012

Profezia Maya, cosa dice veramente: leggenda nata da un fraintendimento

Fonte www.ilmessaggero.it

Un calendario Maya
ROMA - E' nata da un fraintendimento del calendario Maya, la leggenda sulla profezia che il 21 dicembre 2012 vi sarebbe la fine del mondo. «I Maya con questa presunta profezia non c'entrano nulla, qualcuno li ha tirati in ballo in cattiva fede per specularci o per manie di protagonismo», osserva il direttore dell'Osservatorio di Capodimonte, Massimo Della Valle.Secondo il calendario Maya il 21 dicembre 2012 «rappresenta semplicemente la fine di un ciclo e l'inizio di un altro, il che non vuol dire fine del mondo», sottolinea Della Valle. Quello che indica il calendario Maya è analogo ai nostri passaggi da un millennio a un altro, che non hanno mai portato nessuna catastrofe. Per comprendere come sono scanditi i cicli dei Maya bisogna partire dal loro calendario.

Il calcolo dei giorni. «Innanzitutto - spiega Della Valle - i Maya scandivano il tempo basandosi sul numero 20 e i suoi multipli (perché i Maya contavano considerando le dita di mani e piedi). Il loro mese quindi era di 20 giorni. Dopo il mese, vi era l'anno, chiamato Tun, che corrispondeva a 360 giorni del nostro calendario». Dopo l'anno, anziché avere secoli o millenni, «i Maya - aggiunge Della Valle - avevano il K'Atun che corrispondeva a 20 Tun (equivalenti a 7.200 giorni). Dopo il K'Atun c'era il B'ak'Tun equivalente a 144.000 giorni». In questo modo di scandire il tempo come si inserisce la data del 21 dicembre 2012?

Un nuovo inizio. «Secondo i Maya sottolinea Della Valle - il mondo è iniziato in un momento che corrisponde al nostro 11 agosto 3.114 a.C. Se contiamo da questa data in cui e' iniziato il mondo, fino al 21 dicembre 2012 abbiamo 1.872.260 giorni che diviso per 144.000 giorni (ossia per un B'ak'tun) fa 13». Questo vuol dire che il 21 dicembre 2012 per i Maya finisce il tredicesimo B'ak'tun e inizia il quattordicesimo: «E' semplicemente - conclude - la fine di un'era e l'inizio di un'altra, ma tali cambiamenti avevano anche significati positivi».
Dunque come avete passato le vostre presunte ultime ore sul pianeta Terra??

mercoledì 19 dicembre 2012

#8#

Signora non nasconda le sue ruga
Non mascheri il tempo passato
Non si vergogni di mostrare la sua chioma canuta
Non s’inganni davanti uno specchio
Non reciti la parte che non le si addice
Donna emancipata, ragazza svampita.
Il tempo passa nulla permane,
e non c’è nient’altro di più bello
di aver vissuto e poterlo raccontare.

domenica 9 dicembre 2012

Svegliatemi quando questo Mondo finirà!!



Spesso, mi capita di vedere quelle fotografie un po' sfocate in pubblicità ormai datate, che il tubo catodico ci spara in modo quasi ossessivo, impregnate di una malinconia e un pessimismo che probabilmente in questi mesi attanaglia il mondo intero.

Testa al muro come piccoli automi a corrente alternata eseguiamo senza nessuna obiezione tutti i comandi che Ci ordina.
"Testa a terra e 30 flessioni palla di lardo…" faremmo anche quello se la televisione  lo ritenesse di suo gradimento.

Hai mai provato a chiudere e non vedere la televisione per una settimana? Ehi, lo streaming non vale!!
Uscire all’aria aperta ed ascoltare il silenzio assordante della natura.

Per chi vive nelle fredde e grigie città è difficile ritagliarsi un piccolo spazio di quiete, ma credo che in quanto animali, un tuffo nel silenzio, nella natura non farebbe altro che bene all'organismo umano.
Raffredderebbe i circuiti sovraccarichi di impulsi esterni.
Il nostro cervello, in quanto macchina perfetta è sempre al lavoro, persino la notte mentre dormiamo, Egli lavora e come lavora!!! Analizza, scarica H25 a 156 kb i diversi processi e le applicazioni che la vita ci obbliga ad aggiornare, scannerizza tutti gli episodi della giornata e della tua vita organizzando da abile regista un film, la tua personalissima sit-com che ti spara mentre sei adagiato nelle braccia di Morfeo.
Non puoi rifiutarti. Solo puoi decidere se aprire o salvare?
Consigli:
Una bella scansione antivirus, o rischierai di mandare tutto a puttane.!!


 

giovedì 6 dicembre 2012

#7#

Il tuo sguardo sfuggente mi ha stregato sin dal primo istante
come un onda hai travolto i miei giorni vuoti.
Come Ulisse ho cercato di non ascoltare.
Di schivare il tuo pensiero.
Ma con disarmante astuzia mi hai catturato
Sono tuo prigioniero di nulla ho più bisogno
Tutto il resto ? Molto rumore per nulla.

martedì 4 dicembre 2012

New Logo!!

Ecco il nuovo logo!! Realizzato per l'angolo del Geko da Andy Green 
Follow him Andy on Facebook // mail to: andyvarlaro@gmail.com
check it on Andy Green official page
Come to see  his crappy monsters !

Una piccola presentazione che troverete sulla sua pagina personale:

Andrea aka Andy Green has a visceral passion for everything related to images, shapes and colors since he was a kid. He works every day of illustration, photographic post production, graphic design and videomaking in a creative studio "Red House" which he founded in early 2012 in Rome, Italy.


Andynumberone!!!

domenica 2 dicembre 2012

"Chiang e Futt"


Fonte: katangAround
A chi non è mai capitato di vivere un periodo di crisi quando si è "sotto" esame?
Penso conosciate bene quella tensione che si ha negli ultimi giorni di attesa..
Sai (o meglio, pensi) che andrà male, e talvolta ti convinci anche di essere "inferiore" agli altri; ma arriva il momento in cui un SMS ti da un pò di sollievo! Leggi l'SMS e vieni a sapere che qualcun'altro è nelle tue stesse condizioni.. e tu stai meglio, ti senti quasi sollevato dal fatto che ci sia gente che "naviga nelle tue stesse acque"..
Cominci a fare affidamento su improbabili aiuti divini, miracoli, oroscopi o, nel più classico dei casi, nella "botta di C**O"!!
Ma ciò non basta.. Ecco che arriva l'ultimo giorno, e per la tua testa fluttuano pensieri che si susseguono del tipo: <<Domani sarà dura ma ce la farò...>>, <<No, non ce la posso fare..>>, <<Se studio 36 ore di fila ci riuscirò!>>, <<Cazzo! ne mancano solo 24 di ore..>>.

Decidi di chiamare un amico, <<forse lui è inguaiato come me!>>.. Risponde al telefono, e alla tua domanda riguardo il suo livello di preparazione, ti fa rimpiangere la telefonata.. <<Si si, io so tutto! Anche il "concetto del marinaio" che il prof spesso chiede.>> "Concetto del marinaio", una sequenza di parole mai sentita nella tua vita... <<Concetto di chi????>>, per la disperazione riagganci e capisci che l'introduzione di un libro ha più valore di quello che tu gli attribuivi!
Arriva il fatidico giorno; Capisci che solo una cosa ti è rimasta da fare, (oltre l'esame ovviamente!) "PIANGERE", ma non il pianto inteso comunemente, bensì il metodo (non scientifico, ma molto efficacie) del "Chiang e Futt" (Piangi e Fotti)..

Attraverso una commiserazione preventiva dell'imminente esito dell'esame si può, con facilità, conseguire un buon risultato (superiore alle aspettative)! E non ha nessun effetto collaterale negativo in quanto se, per "puro caso", l'esame andasse male era già ampiamente previsto dal nostro "pianto"!!

mercoledì 28 novembre 2012

GLI HUNZA – La popolazione che vive in media 130-140 anni



LA POPOLAZIONE DEGLI HUNZA NON SOLO E’ CENTENARIA


ma non conosce neppure le nostre tanto temute patologie degenerative, il cancro, malattie del sistema nervoso, ecc..Vivono al confine nord del Pakistan all’ interno di una valle sulla catena Himalayana e sono la popolazione in assoluto più longeva della terra.La nostra èlite medica si vanta di tenere in vita i nostri anziani fino agli 80 anni e oltre. Ebbene, gli Hunza, senza ricorrere ai prodigi della nostra scienza mendica, a cento anni sono vivi, incredibilmente attivi, lavorano ancora nei campi e curano i loro figli con estrema vivacità e vitalità. Le donne Hunza sono ancora prolifiche anche oltre i novant’anni. Chiaramente per riuscire a concepire a tale età, il loro fisico è ancora piuttosto giovanile e non ha nulla a che vedere con le nostre novantenni.Gli strumenti indiscutibilmente più utili alla loro longevità paiono essere il lungo digiuno a cui sono sottoposti ogni anno, l’alimentazione vegetariana e l’acqua alcalina presente nelle loro terre.


DIGIUNO E PRODOTTI VEGETALI


Gli Hunza vivono infatti dei frutti della natura e soffrono anche un lungo periodo di carestia nei mesi invernali. Adottano forzatamente quello che i naturopati definiscono “digiuno terapeutico”. L’altopiano su cui vivono, in Pakistan, è un luogo in gran parte inospitale e non dà raccolto sufficiente per alimentare i 10.000 abitanti Hunza per tutto l’anno.Coltivano orzo frumento, miglio, grano saraceno e la verdura da orto: pomodori, cavoli, spinaci, rape, piselli e avevano numerosi gli alberi di noci e albicocche, ciliegie, more, pesche, pere e melograni. Fino a marzo però, quando matura l’orzo, digiunano anche per settimane intere (fino a due mesi in semi digiuno) per poter razionare i pochi viveri rimasti in attesa del primo raccolto.Il bello è che questa “bizzarra” consuetudine, che secondo vecchi concetti di nutrizionismo porterebbe a debolezza, morte e distruzione, al contrario nel corso degli anni ha prodotto nella popolazione straordinarie capacità di vigore.Un Hunza può andare camminare tranquillamente per 200 km a passo spedito senza mai fermarsi.Le forti doti di resistenza sono conosciute in tutto l’oriente, tanto che nelle spedizioni Himalayane, sono assoldati come portatori.


IL DIGIUNO NEL MONDO ANIMALE


Anche in molti animali il digiuno è una cosa normale per la sopravvivenza, nei periodi di carenza di prede. In autunno gli stambecchi, camosci e cervi mangiano molto di più per accumulare grasso per l’ inverno, che a causa dell’ altitudine dove vivono, non permette l’ approvvigionamento di cibo sufficiente. Il bello che i violenti scontri che i cervi hanno tra di loro per l’ accoppiamento e la successiva fecondazione avvengono proprio in pieno inverno, quindi praticamente a digiuno, che non compromette, anzi enfatizza le loro energie. Gli uccelli migratori mangiano a fine estate più del fabbisogno e quando partono verso i luoghi più caldi sono talmente grassi da pesare il doppio del normale. Ma durante la migrazione, che può arrivare anche a 5000 km, non si fermano mai e a fine corsa il loro perso ritorna normale. I lupi cacciano per giorni, ma poi possono restare per settimane senza mangiare e nello stesso tempo percorrono grandi distanze per procacciare altro cibo, vivendo con il solo grasso corporeo come del resto quasi tutti i predatori. Anche i pesci digiunano, come per esempio il salmone, che nella sua famosa risalita del fiume non ingerisce nulla, nemmeno nel successivo periodo della posa delle uova. In sostanza il digiuno è una condizione che non è quindi nata da 10.000 anni, ma da milioni di anni della storia stessa dell’uomo/animali ed è per questo che apporta molti benefici.

ACQUA ALCALINA


L’ultimo elemento fondamentale per la forza, e la longevità di questo popolo fu la composizione dell’ acqua. Dopo diversi studi emerse che l’acqua degli Hunza possedeva elevato pH (acqua alcalina), con notevole potere antiossidante ed elevato contenuto di minerali colloidali. Effettivamente come sperimentatore e ricercatore indipendente devo dire che digiunare con acqua alcalina è molto più semplice che digiunare con acqua di rubinetto o imbottigliata. L’acidosi metabolica innescata dal digiuno prolungato viene infatti compensata e il ph rimane più stabile. Per quanto riguarda l’alimentazione ho già spiegato che l’unico frutto a mantenere il ph umano stabile è la mela rossa; nel digiuno invece ci si può aiutare bevendo acqua alcalina, acqua con argilla verde ventilata, o facendo lavaggi interni/esterni con acqua e sale integrale.Oggi il territorio degli Huntza è stato intaccato dalla società “evoluta” e anche lì sono arrivati cibi spazzatura, farina 0 impoverita, zucchero bianco, sale sbiancato chimicamente, ecc… e con loro le prime carie, le prime problematiche cardiovascolari, i primi problemi reumatici che l’Occidente evoluto conosce bene. In pochi sono riusciti a scampare da questo inquinamento “evolutivo” evitando ogni forma di contagio con usanze e abitudini percepite ad istinto come innaturali e dannose.



CONCLUSIONI


Ragioniamo con calma e chiediamoci se hanno senso le classiche chiacchiere da bar che sentiamo comunemente:“Aveva 80 anni, per lo meno ha vissuto a lungo e ora ha smesso di soffrire”…“Ormai ho 35 anni, mi devo sbrigare se voglio avere un bambino”…“Ho superato i 40 anni, devo stare attento a non esagerare con l’attività fisica”…“Ho 30 anni, ho le ginocchia a pezzi, dovrò smettere di giocare a pallone”, ecc…“Signora, a 60 anni è normale pensare ad una dentiera” ……….Esiste veramente un orologio biologico incontrovertibile nell’uomo o sono gli stili di vita errati ad accelerare il corso delle lancette?Hanno senso le ansie di alcune donne che toccati i 30 anni iniziano già a temere di non riuscire ad avere figli “in termpo”?E’ veramente fisiologico avere ad una certa età menopausa, andropausa, osteoporosi, artrosi, demenza senile …. ?E’ normale lo scatenarsi di così tante patologie senili, cronico-degenerative, o al sistema nervoso?Ciò che è normale in una società malata potrebbe essere contro natura o senza senso per un popolo consapevole.


Di – Andrea Conti Dottore in Fisioterapia Università degli Studi di Roma


Fonte : http://contiandrea.wordpress.com – http://pianetablunews.wordpress.com


Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

lunedì 26 novembre 2012

Scuole di partito e scuole di chiesa

Fonte: Free Thought Free World

Piero Calamandrei - 11 febbraio 1950
Cari colleghi,
Noi siamo qui insegnanti di tutti gli ordini di scuole, dalle elementari alle università [...]. Siamo qui riuniti in questo convegno che si intitola alla Difesa della scuola. Perché difendiamo la scuola? Forse la scuola è in pericolo? Qual è la scuola che noi difendiamo? Qual è il pericolo che incombe sulla scuola che noi difendiamo? Può venire subito in mente che noi siamo riuniti per difendere la scuola laica. Ed è anche un po’ vero ed è stato detto stamane. Ma non è tutto qui, c’è qualche cosa di più alto. Questa nostra riunione non si deve immiserire in una polemica fra clericali ed anticlericali. Senza dire, poi, che si difende quello che abbiamo. Ora, siete proprio sicuri che in Italia noi abbiamo la scuola laica? Che si possa difendere la scuola laica come se ci fosse, dopo l’art. 7? Ma lasciamo fare, andiamo oltre. Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde a quella Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che è in funzione di questa Costituzione, che può essere strumento, perché questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà [...].
La scuola, come la vedo io, è un organo “costituzionale”. Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. Come voi sapete (tutti voi avrete letto la nostra Costituzione), nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola “l’ordinamento dello Stato”, sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo. Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi. Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue [...].
La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente. La formazione della classe dirigente, non solo nel senso di classe politica, di quella classe cioè che siede in Parlamento e discute e parla (e magari urla) che è al vertice degli organi più propriamente politici, ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti. Questo è il problema della democrazia, la creazione di questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine. No. Nel nostro pensiero di democrazia, la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata dall’afflusso verso l’alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie. Ogni classe, ogni categoria deve avere la possibilità di liberare verso l’alto i suoi elementi migliori, perché ciascuno di essi possa temporaneamente, transitoriamente, per quel breve istante di vita che la sorte concede a ciascuno di noi, contribuire a portare il suo lavoro, le sue migliori qualità personali al progresso della società [...].
A questo deve servire la democrazia, permettere ad ogni uomo degno di avere la sua parte di sole e di dignità (applausi). Ma questo può farlo soltanto la scuola, la quale è il complemento necessario del suffragio universale. La scuola, che ha proprio questo carattere in alto senso politico, perché solo essa può aiutare a scegliere, essa sola può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorino da tutti i ceti sociali.
Vedete, questa immagine è consacrata in un articolo della Costituzione, sia pure con una formula meno immaginosa. È l’art. 34, in cui è detto: “La scuola è aperta a tutti. I capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Questo è l’articolo più importante della nostra Costituzione. Bisogna rendersi conto del valore politico e sociale di questo articolo. Seminarium rei pubblicae, dicevano i latini del matrimonio. Noi potremmo dirlo della scuola: seminarium rei pubblicae: la scuola elabora i migliori per la rinnovazione continua, quotidiana della classe dirigente. Ora, se questa è la funzione costituzionale della scuola nella nostra Repubblica, domandiamoci: com’è costruito questo strumento? Quali sono i suoi principi fondamentali? Prima di tutto, scuola di Stato. Lo Stato deve costituire le sue scuole. Prima di tutto la scuola pubblica. Prima di esaltare la scuola privata bisogna parlare della scuola pubblica. La scuola pubblica è il prius, quella privata è il posterius. Per aversi una scuola privata buona bisogna che quella dello Stato sia ottima (applausi). Vedete, noi dobbiamo prima di tutto mettere l’accento su quel comma dell’art. 33 della Costituzione che dice così: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. Dunque, per questo comma […] lo Stato ha in materia scolastica, prima di tutto una funzione normativa. Lo Stato deve porre la legislazione scolastica nei suoi principi generali. Poi, immediatamente, lo Stato ha una funzione di realizzazione [...].
Lo Stato non deve dire: io faccio una scuola come modello, poi il resto lo facciano gli altri. No, la scuola è aperta a tutti e se tutti vogliono frequentare la scuola di Stato, ci devono essere in tutti gli ordini di scuole, tante scuole ottime, corrispondenti ai principi posti dallo Stato, scuole pubbliche, che permettano di raccogliere tutti coloro che si rivolgono allo Stato per andare nelle sue scuole. La scuola è aperta a tutti. Lo Stato deve quindi costituire scuole ottime per ospitare tutti. Questo è scritto nell’art. 33 della Costituzione. La scuola di Stato, la scuola democratica, è una scuola che ha un carattere unitario, è la scuola di tutti, crea cittadini, non crea né cattolici, né protestanti, né marxisti. La scuola è l’espressione di un altro articolo della Costituzione: dell’art. 3: “Tutti i cittadini hanno parità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali”. E l’art. 151: “Tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”. Di questi due articoli deve essere strumento la scuola di Stato, strumento di questa eguaglianza civica, di questo rispetto per le libertà di tutte le fedi e di tutte le opinioni [...].
Quando la scuola pubblica è così forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo.
La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre: (1) che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre. (2) Che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione. Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c’erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l’espressione, “più ottime” le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione.
Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime. Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.
Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna di­scutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: (1) ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. (2) Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. (3) Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico! Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. È la fase più pericolosa di tutta l’operazione [...]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito [...].
Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell’art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato”. Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche [...]. Ma poi c’è un’altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la “frode alla legge”, che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla [...]. E venuta così fuori l’idea dell’assegno familiare, dell’assegno familiare scolastico.
Il ministro dell’Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a “stimolare” al massimo le spese non statali per l’insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno [...].
Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? È un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica. Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l’arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l’arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! [...]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito [...].
Poi, nella riforma, c’è la questione della parità. L’art. 33 della Costituzione nel comma che si riferisce alla parità, dice: “La legge, nel fissare diritti ed obblighi della scuola non statale, che chiede la parità, deve assicurare ad essa piena libertà, un trattamento equipollente a quello delle scuole statali” [...]. Parità, sì, ma bisogna ricordarsi che prima di tutto, prima di concedere la parità, lo Stato, lo dice lo stesso art. 33, deve fissare i diritti e gli obblighi della scuola a cui concede questa parità, e ricordare che per un altro comma dello stesso articolo, lo Stato ha il compito di dettare le norme generali sulla istruzione. Quindi questa parità non può significare rinuncia a garantire, a controllare la serietà degli studi, i programmi, i titoli degli insegnanti, la serietà delle prove. Bisogna insomma evitare questo nauseante sistema, questo ripugnante sistema che è il favorire nelle scuole la concorrenza al ribasso: che lo Stato favorisca non solo la concorrenza della scuola privata con la scuola pubblica ma che lo Stato favorisca questa concorrenza favorendo la scuola dove si insegna peggio, con un vero e proprio incoraggiamento ufficiale alla bestialità [...].
Però questa riforma mi dà l’impressione di quelle figure che erano di moda quando ero ragazzo. In quelle figure si vedevano foreste, alberi, stagni, monti, tutto un groviglio di tralci e di uccelli e di tante altre belle cose e poi sotto c’era scritto: trovate il cacciatore. Allora, a furia di cercare, in un angolino, si trovava il cacciatore con il fucile spianato. Anche nella riforma c’è il cacciatore con il fucile spianato. È la scuola privata che si vuole trasformare in scuola privilegiata. Questo è il punto che conta. Tutto il resto, cifre astronomiche di miliardi, avverrà nell’avvenire lontano, ma la scuola privata, se non state attenti, sarà realtà davvero domani. La scuola privata si trasforma in scuola privilegiata e da qui comincia la scuola totalitaria, la trasformazione da scuola democratica in scuola di partito.
E poi c’è un altro pericolo forse anche più grave. È il pericolo del disfacimento morale della scuola. Questo senso di sfiducia, di cinismo, più che di scetticismo che si va diffondendo nella scuola, specialmente tra i giovani, è molto significativo. È il tramonto di quelle idee della vecchia scuola di Gaetano Salvemini, di Augusto Monti: la serietà, la precisione, l’onestà, la puntualità. Queste idee semplici. Il fare il proprio dovere, il fare lezione. E che la scuola sia una scuola del carattere, formatrice di coscienze, formatrice di persone oneste e leali. Si va diffondendo l’idea che tutto questo è superato, che non vale più. Oggi valgono appoggi, raccomandazioni, tessere di un partito o di una parrocchia. La religione che è in sé una cosa seria, forse la cosa più seria, perché la cosa più seria della vita è la morte, diventa uno spregevole pretesto per fare i propri affari. Questo è il pericolo: disfacimento morale della scuola. Non è la scuola dei preti che ci spaventa, perché cento anni fa c’erano scuole di preti in cui si sapeva insegnare il latino e l’italiano e da cui uscirono uomini come Giosuè Carducci. Quello che soprattutto spaventa sono i disonesti, gli uomini senza carattere, senza fede, senza opinioni. Questi uomini che dieci anni fa erano fascisti, cinque anni fa erano a parole antifascisti, ed ora son tornati, sotto svariati nomi, fascisti nella sostanza cioè profittatori del regime.
E c’è un altro pericolo: di lasciarsi vincere dallo scoramento. Ma non bisogna lasciarsi vincere dallo scoramento. Vedete, fu detto giustamente che chi vinse la guerra del 1918 fu la scuola media italiana, perché quei ragazzi, di cui le salme sono ancora sul Carso, uscivano dalle nostre scuole e dai nostri licei e dalle nostre università. Però guardate anche durante la Liberazione e la Resistenza che cosa è accaduto. È accaduto lo stesso. Ci sono stati professori e maestri che hanno dato esempi mirabili, dal carcere al martirio. Una maestra che per lunghi anni affrontò serenamente la galera fascista è qui tra noi. E tutti noi, vecchi insegnanti abbiamo nel cuore qualche nome di nostri studenti che hanno saputo resistere alle torture, che hanno dato il sangue per la libertà d’Italia. Pensiamo a questi ragazzi nostri che uscirono dalle nostre scuole e pensando a loro, non disperiamo dell’avvenire. Siamo fedeli alla Resistenza. Bisogna, amici, continuare a difendere nelle scuole la Resistenza e la continuità della coscienza morale.

giovedì 15 novembre 2012

#6#

Fiumi d’alcool
Giovani sbarbati rotolano per la via
Con affanno e senza nessuna ragione specifica urlano schiamazzi, latrati fino al sorgere del sole
Nessun segno di stanchezza sul loro viso
Ritornano alle loro dimore
Ricaricano le batterie per tuffarsi di nuovo finché non sorge il sole.

martedì 13 novembre 2012

Iodellavitanonhocapitounca**o!!!


Macché voglia di fama, sono un morto di fame, macché posto a tavola, ho la ciotola come un cane. 
(Caparezza, iodellavitanonhocapitouncazzo)


Cosi recita l'inizio di una delle mia canzoni preferite di Caparezza. Stamattina dopo la consueta colazione ho aperto il giornale come al solito, ma qualcosa questa volta mi ha turbato. Che sarà mai?
Cioè la foto che ho riportato a sinistra già non meriterebbe altre parole, ma le disgrazie non vengono mai sole; la foto riportava il titolo "Il centrosinistra che piace all'Europa."
Centro-sinistra con Italia sono già due parole che cozzano. Cos'è che ti ha turbato?
Io sono un elettore del centro-sinistra e personalmente penso che se dovessi andare a votare domani voterei più volentieri Topo Gigio che i fantastici 5 qui in alto. Non sia mai...
Tralasciando il discorso media scelto ecc ecc...   avrei preferito che i "rappresentanti" del Centrosinistra italiano organizzassero il confronto in un modo totalmente differente. Essi sono i candidati alle primarie di "coalizione" di centrosinistra che nomineranno il candidato da opporre a quello del centrodestra e agli altri candidati, nel caso ce ne fossero. Inoltre essi sono pronti a supportarsi a vicenda, anche se in modi differenti.
Vorrei porvi questa domanda: ma secondo voi potrebbero mai governare tutti assieme?
Apprezzo molto il concetto di primarie ma queste non si avvicinano nemmeno ai propositi con i quali furono creati. Per non chi non lo sapesse riporto la definizione che ne dà l'enciclopedia libera Wikipedia:

Le elezioni primarie sono una competizione elettorale attraverso la quale gli elettori o i militanti di un partito politico decidono chi sarà il candidato del partito (o dello schieramento politico del quale il partito medesimo fa parte) per una successiva elezione di una carica pubblica.La ragione delle elezioni primarie è la promozione della massima partecipazione degli elettori alla scelta dei candidati a cariche pubbliche, in contrapposizione al sistema che vede gli elettori scegliere fra candidati designati dai partiti.


Troppe incongruenze, aggiungerei persino la parola farsa. Noto, però, con piacere che non sono l'unico a pensarlo così. Vi riporto qua sotto un inciso dell'articolo che oggi è stato pubblicato su Mentecritica.

"Beppe Grillo ha assolutamente ragione quando vieta ai suoi di partecipare ai talk show. Non è censura, ma il netto rifiuto di un modello culturale basato esclusivamente sulla personalità dell’”ospite” e la capacità di tenere la scena piuttosto che sui contenuti.

Ieri sera, nel corso del confronto tra i cinque candidati alle primarie del centrosinistra, l’abbandono del modello culturale basato sul talk show dove più che il concetto conta l’esibizione muscolare, la vetusta tetta siliconata o la barba tagliata in stile luciferino, ha provocato in gran parte degli spettatori un’inquietante spiazzamento intellettuale. I cinque candidati, dietro il loro banchetto trasparente, appollaiati sulla pedana che ne incrementava artificiosamente l’altezza, non sono degli “ospiti” pronti a sfoderare il bon mot o l’aggressione verbale dell’avversario, ma dei quarti di bue appesi al gancio, esposti alla valutazione dell’avventore.

Nonostante i curatori del programma non abbiano avuto il coraggio di infierire – domande alla camomilla, inesistente contraddittorio col conduttore – il modello è tale che, svestiti della loro corazza da “ospiti”, i cinque quarti di bue mostrano senza infingimenti la loro clamorosa insipienza, la totale inadeguatezza ed il dilettantismo tipico di chi crede di essere uno statista solo perché becca un appannaggio da favola e gira nella macchina blindata con la scorta. "

Concludo questo post sottolineando che le uniche primarie che meritano la mia stima sono quelle di Cetto. :)




















Fonte: MC ( Mentecritica)

venerdì 9 novembre 2012

"Four more years"


 Il discorso del rieletto Presidente Obama, tradotto in italiano

"Ancora quattro anni". Sono le tre parole chiave di ogni rielezione presidenziale negli Stati Uniti, e Barack Obama, in attesa dell'ufficializzazione della vittoria, le ha pronunciate virtualmente via Twitter, aggiungendo l'immagine di un abbraccio con la moglie Michelle.

 



" Grazie. Grazie. Grazie mille.
Questa notte, più di 200 anni da quando una prima colonia vinse il diritto di determinare il proprio destino, il compito di perfezionare la nostra unione va avanti. Va avanti grazie a voi. Va avanti perché perché avete riaffermato lo spirito che ha trionfato sulla guerra e la depressione, lo spirito che ha sollevato questa nazione dal profondo della disperazione alle vette della speranza. La convinzione che mentre ognuno di noi persegue i propri sogni, noi siamo una famiglia americana e ci solleviamo o cadiamo insieme, come una sola nazione e come una sola popolazione.
Questa notte, in queste elezioni, voi, il popolo americano, ci avete ricordato che mentre la nostra strada è stata ardua, mentre il nostro viaggio è stato lungo, noi ci siamo tirati su, abbiamo combattuto per la strada del ritorno, e sappiamo nei nostri cuori che, per gli Stati Uniti d’America, il meglio deve ancora venire. 
Voglio ringraziare ogni americano che ha partecipato a queste elezioni. Che abbiate votato per la prima volta in assoluto, o che abbiate aspettato in fila a lungo.
In ogni caso dovremo sistemare questa cosa. Sia che abbiate lavorato alle infrastrutture o che abbiate risposto al telefono. Sia che abbiate tenuto un cartello per Obama o per Romney, avete fatto sentire la vostra voce.
E avete fatto la differenza. Ho appena sentito al telefono il Governatore Romney e mi sono congratulato con lui e con Paul Ryan per una campagna molto combattuta. Forse abbiamo combattuto strenuamente, ma è solo perché noi amiamo profondamente questa nazione. E teniamo particolarmente al suo futuro.
Da George a Lenore a loro figlio Mitt, la famiglia Romney ha scelto di restituire agli americani attraverso l’impegno pubblico. E questa è un’eredità che onoriamo e applaudiamo stanotte. Io sono ansioso di incontrare, nelle settimane a venire, il Governatore Romney per sederci e parlare di dove possiamo lavorare insieme per portare avanti questa nazione.
Voglio ringraziare il mio amico e partner di questi ultimi quattro anni, felice guerriero d’America, il miglior vice presidente che chiunque abbia mai desiderato: Joe Biden. E non sarei l’uomo che sono oggi senza la donna che ha accettato di sposarmi vent’anni fa. Lasciatemelo dire pubblicamente, Michelle non ti ho mai amata di più. Non sono mai stato più orgoglioso nel vedere che anche il resto dell’America si è innamorato di te come first lady della nostra nazione.
"



Ho deciso di riportare il discorso di un personaggio che volente o nolente ha cambiato la storia e che non vi nego stimo moltissimo sin dalla sua discesa in campo.
Il mondo della politica è un grande acquario, infestato di squali. Si sa che dove vige il potere l'anima di coloro che ne fanno uso è corrosa, quasi come i polmoni di un fumatore, però con queste parole, con questo breve discorso Barack ha dimostrato come può esistere anche uno "squalo nero", cioè capace di distinguersi dalla massa, capace di non anteporre alla famiglia il temporaneo potere politico, ma allo stesso tempo avere a cuore i reli problemi di una nazione che per anni è stata l'esempio da seguire e ora falcidiata da una crisi senza eguali.
L'elezioni in Italia sono alle porte, e spero che anche da noi si possa dare una svolta.
" Yes, we can"   mah non penso proprio  :)







Fonte: losgamato.it

lunedì 5 novembre 2012

Katanga Express: Appunti di un viaggiatore incompreso


"Pioggia io sarò, per toglierti la sete.."

La mia penna scivola leggera sulla moleskine che mi è stata regalata alcuni giorni fa; leggera come le dita del pianista, che sfiorando delicatamente il suo amato pianoforte a due corde allieta la serata di due giovani piccioncini che si trovavano li per caso.
Ignari di essere osservati, si scambiavano dolcemente soffici baci. La luna era alta (primi chiari di luna primaverili) nel cielo e probabilmente le loro vite universitarie procedevano senza intoppi. Niente poteva distrarli dagli occhi dell’amato che nel mentre si tuffavano in un mare di passioni. 

Come ogni mattina mi trovavo seduto al solito bar con il solito caffè e il solito cornetto farcito a sfogliare malinconico le colorate pagine del giornale sportivo e leggevo con attenzione le notizie del giorno. Una buona e completa rassegna giornalistica mattutina è un "must" per l’uomo moderno. Non ricordo dove l'ho sentita, però mi piace interpretarla cosi.
Eh si, "prima lo sport poi il dovere" è il mio pane quotidiano.
Questa mattina avevo un programma fitto e organizzato nei minimi dettagli. Tra alcuni minuti mi verranno a prendere. Devo tornare a casa il prima possibile. C’è bisogno di me, c’è bisogno che anch’io dia il mio contributo. Eccoli puntuali come sempre.
Sapevo che un amico doveva ritornare il "Kalabrifornia" ed allora ho pensato di unirmi a lui.
Ci sono altri due modi per ritornare in Calabria. Il primo è con il treno. Durata del viaggio di circa tre ore ed una trentina di minuti, contornate da un paio di cambi di treno. Eppure la tratta Bari- Montegiordano non è delle più lunghe. Parti con un treno modesto dal capoluogo pugliese e giungi alla metà in una pseudo-carrozza colorata all’esterno con foto che pubblicizzano la meravigliosa Basilicata.
Il secondo è con il pullman. Personalmente vorrei tralasciare le polemiche, ma vi sembra normale che anche con il pullman la durata del viaggio sfiori le 4 ore??
Alcuni mesi fa, una mia amica mi ha raccontato di un viaggio di circa 7-8 ore. Il pullman aveva bucato e per un “supporto” i passeggeri hanno atteso alcune ore nel pullman per strada.
Non ho mai visto arrivare il pullman in orario, e talvolta alla fermata si spera che il pullman semplicemente arrivi prima o poi. Alcune linee ora a causa della crisi sono state addirittura soppresse.
<<ahahahahahahahaha!!!!!!>>


venerdì 2 novembre 2012

"Choosyland"




Sono trascorsi solo pochissimi giorni dal 22 ottobre ribattezzato "the choosy day" quando il ministro del lavoro Elsa Fornero ha preso parte al convegno dell’Assolombarda eppure il suo discorso rituona periodicamente in tutti i salotti televisivi.

La Fornero analizza nel corso del dibattito il tema del lavoro giovanile sostenendo che oggigiorno, spesso, i giovani risultano essere un po’ troppo choosy, subito trasformato dai media nell’italiano "schizzinosi".

La vera traduzione della parola "choosy" usata dal ministro è:
1.esigente
2.pignolo
3.incontentabile.
Una grande fetta di pubblico giovanile e non solo è stata subito pronta ad accanirsi contro il ministro.
I primi a discuterne, ovviamente, sono stati gli stessi "colleghi" politici. Infatti Vendola, ad esempio, interpreta le sue parole come "ragazzi arrangiatevi!"; Casini sostiene che le parole della Fornero non facciano altro che alimentare odio sociale e la rete generazionale sinistra accusa il ministro di non conoscere realmente i giovani. Qualcuno si è, infine, attaccato alla situazione di vantaggio che vivono i suoi figli rispetto ai giovani italiani quasi come se una persona per analizzare il mondo abbia bisogno di vivere necessariamente la medesima situazione. Se così fosse nessuno dovrebbe parlare di ricchezza, povertà, malattia e di tutto ciò che non si possiede nonché farsi un mea culpa se si è riusciti a posizionarsi in un modo favorevole.  Questo è tipico in Italia, criticare ma non accettare di essere criticati, sfociando due volte su tre nell'attacco alle sfaccettature della persona attaccata non inerenti al contesto del diverbio.
Ma è realmente questo lo scopo di Elsa: schierarsi contro la classe giovanile in un clima, poi, di scarso lavoro?
Proviamo ad analizzare la vicenda da un altro punto di vista. Innanzitutto inizierei col precisare che, rileggendo il discorso della Fornero in maniera completa, il termine choosy meglio si adatterebbe all’italiano "esigente".
Il ministro, infatti, sottolinea quanto una buona fetta della popolazione giovanile, dinanzi ad un colloquio di lavoro, talvolta il primo, si mostri non disponibile a giorni, orari, mansioni e compensi propostigli, in poche parole a volte esige decidere le condizioni.
Viviamo in un paese illuso dal soldo facile e molti son quelli che vorrebbero lavorare poco, essere ad un livello avanzato e percepire un lauto stipendio.
Ma è questa una situazione possibile? Sebbene qualcuno riesca ad averla vinta a riguardo bisognerebbe, specie alle prime esperienze, far prevalere la propria voglia di fare, la propria passione ed iniziare ad entrare a far parte di un mondo, quello lavorativo che è una continua graduatoria, una lotta nella "Savana" della nostra società senza esclusioni di colpi. Ciò che prevale è l'aspetto macchiavellico della corsa al posizione lavorativa tanto auspicata. 
Vista da quest’altro punto di vista sembrerebbe il monito del ministro essere un vero e proprio sprono alla classe giovanile  per incitarlo a fare di più, ad essere più collaborativi verso una nazione che è già in fortissime difficoltà. Però la collaborazione il ministro non dovrebbe chiederla solo alla generazione che avanza.



martedì 30 ottobre 2012

Cercare un lavoro?? Naa, perchè rischiare...




Cercare un lavoro al giorno d'oggi sembra quasi una "mission  impossible". Ecco alcuni consigli pratici che spero vi possano essere utili.

1.StepIl curriculum.
Il curriculum vitae è il riassunto delle vostra capacità, generalità ed esperienze lavorative. Dunque presentare un buon curriculum, compilato con accuratezza e sopratutto veritiero, è fondamentale.

2. StepInviare a destra e a manca il vostro curriculum vitae. 
E' importante inviarlo un po' dappertutto indipendentemente dalle proprie preferenze.

3. Step: Non attendere!
Non bisogna aspettare impazientemente le risposte ma, intanto, cercare nuove eventuali soluzioni...mai rimanere con le mani in mano!

4. Step: Far proliferare il curriculum.
Acquisire nuove capacità e nuove conoscenze per evitare di essere scavalcati in qualsiasi possibile graduatoria ( la vita è una graduatoria!) da "pincopallino" qualsiasi.

5. Step: BUONA FORTUNA!!!
Oggi giorno una botta di c**o non fa mai male!!!

Alcuni link e siti utili:

InfoJobs
http://www.europass-italia.it
Bakeca

sabato 27 ottobre 2012

MANIFESTO DELL'EMIGRANTE



  

Partenze nella notte, tragitti in auto, code al parcheggio, valige pesanti, file al check in, estrai-riponi-riestrai la carta d'identità, il passaporto, la carte d'imbarco, supera i controlli, rispondi alle domande, coincidenze sfuggite, attendi, attendi, attendi. Benvenuti nel "Girone dei viaggiatori".

«Il viaggio ci ricorda tutto quello che non sappiamo, cioè praticamente tutto. Siamo sorpresi dal flusso continuo di sorprese. Perfino nella nostra era globalizzata, un'era di molle standardizzazione, possiamo ancora meravigliarci davanti a tutte quelle cose che non sono citate nelle guide e che non esistono dove viviamo».  

Questo è l’articolo (pubblicato sul Guardian dal titolo «Why we travel») tradotto dall’inglese decisamente ridotto e sistemato.

Perché viaggiare? A volte viaggiamo perché dobbiamo. Perché in questa era digitale c'è ancora qualcosa di importante per la stretta di mano.
Ma la maggior parte di viaggio non è negoziabile. (Nel 2008 solo il 30% dei viaggi oltre 50 miglia sono state fatte per le imprese.) Invece viaggiamo perché vogliamo, perché i fastidi dell'aeroporto, sono superati dall’ emozione viscerale di essere in un posto nuovo. Perché il lavoro è stressante e la pressione del sangue è troppo alta e abbiamo bisogno di una vacanza. Perché stare sempre chiusi in casa è noioso. Poiché i voli erano in offerta.
Viaggiare, in altre parole, è un desiderio umano fondamentale. Siamo una specie migratoria, questo impulso collettivo di viaggiare, lo si ha per mettere una certa distanza tra noi e tutto ciò che conosciamo. Però se il viaggio è solo divertimento, allora credo che le nuove misure di sicurezza negli aeroporti l'abbiano ucciso.
La buona notizia è che il piacere non è l'unica consolazione di viaggio. In effetti, numerosi lavori scientifici suggeriscono che allontanarsi - e non importa nemmeno dove si stia andando - è un'abitudine essenziale. Non si tratta di pura e semplice vacanza, o di relax; si tratta di mettere alcuni chilometri tra casa e ovunque vi capiti di passare la notte.
Naturalmente non basta semplicemente salire su un aereo: se vogliamo sperimentare i benefici creativi di un viaggio, allora dobbiamo ripensare alla sua ragion d'essere.
La maggior parte delle persone scappa a Parigi in modo da non dover pensare a quei problemi lasciati alle spalle. Un po' di distanza aiuta a sciogliere le catene della conoscenza, rendendo più facile vedere qualcosa di nuovo nel vecchio, il mondano è colto da una prospettiva un po' più astratta.
Però cerchiamo di non far finta che il viaggio sia sempre divertente, spesso si ha bisogno di una vacanza dopo la vacanza. Noi viaggiamo perché abbiamo bisogno di distanza. Quando arriviamo a casa, la casa è sempre la stessa.
Ma qualcosa nella nostra mente è stata cambiata, e questo cambia tutto.   

giovedì 25 ottobre 2012

#5#


È una vita grama e priva di fantasia
Fatta solo di piccole soddisfazioni e svaghi circoscritti
I fausti e gli sprechi sono riservati a pochi eletti
Di fronte a tali cose sembriamo degli inetti
Che la vita affrontano galleggiando sulla linea del fuorigioco
Cercando di guadagnarsi qualcosa a poco a poco
Dribbliamo l'ostacolo di turno con estrema accuratezza
Ben presto passeremo ad un livello successivo
Qualunque esso sia non ci abbatteremo.

lunedì 22 ottobre 2012

L'INTELLIGENZA E' DONNA!



Secondo voi esiste la parità dei sessi?
Oggi se ne parla tanto, si è fatto tanto, ma secondo me, in realtà, questa parità non è ancora stata raggiunta... anzi siamo ancora molto lontani dal raggiungerla, in Italia e nel resto del mondo.

Sul piano lavorativo le donne sono continuamente discriminate: retribuzioni meno elevate a parità di lavoro e minori assunzioni. Se poi si pensa ai paesi in via di sviluppo e sottosviluppati, la situazione è ben più grave dal momento che le donne hanno perfino minori possibilità di frequentare la scuola.

Ma dal momento che sostengo la superiorità delle donne, in ogni campo, vorrei ricordarne qualcuna che ha fatto la storia. I nomi sono tanti... un libricino intitolato "Vita delle Donne Famose" cita:


  • Semiramide, una regina babilonese che regnò per 42 anni da sola sull'Asia quando suo marito morì;
  • Cleopatra (naturalmente), l'ultima regina d'Egitto;
  • Eleonora d'Aquitania, madre di Riccardo Cuor di Leone, regina prima della Francia poi dell'Inghilterra;
  • Giovanna d'Arco, eroina e santa francese; 
  • La regina Elisabetta I (non la II, che è ancora viva! ), figlia di Enrico VIII ; 
  • Florence Nightingale, la prima infermiera della storia, che operò durante la guerra di Crimea; 
  • Marie Curie, scienziata da premio Nobel di origine polacca; 
  • Madre Teresa di Calcutta (non c'è bisogno di ulteriori descrizioni! ); 

E chissà quante altre ancora cadute nel dimenticatoio... Noi donne sappiamo proprio essere straordinarie.
Ma forse si può essere indulgenti e apprezzare anche gli uomini, dopotutto... Possiamo dire che dietro ogni grande donna, c'è un grande uomo!!

P.S.: Magari qualche grande uomo compie gli anni proprio oggi... in quel caso tanti auguri! xD

                                                                                                               
                                                                                      Una donna non ancora 
                                                                                                  "grande"

sabato 20 ottobre 2012

#Consigli per la differenziata#

Cosa si può buttare nell'umido
Tutti i residui di cibo (ad eccezione dei gusci dei molluschi che per il momento vanno nell'indifferenziata), i residui della piante di appartamento, ma non la terra, solo le lettiere vegetali per animali. Cosa si ricava dai rifiuti organici? Biogas, quindi energia, e fertilizzante naturale per i campi.

Alluminio

Gli imballaggi in alluminio, salvo casi molto particolari, vengono raccolti insieme ad altre tipologie di materiali (p.es. vetro, imballaggi ferrosi), con modalità che variano da comune a comune.

Gli imballaggi più comuni che circolano in casa e in cui l’alluminio è quasi sempre presente sono: lattine per bevande, bombolette aerosol, scatolette e vaschette per alimenti, tubetti flessibili come i tubetti della maionese. A questi vanno aggiunti il cosiddetto "foglio sottile" (per esempio i fogli d'alluminio in rotoli) e i tappi o similari con chiusura a vite. Gli imballaggi in alluminio sono identificati dal simbolo alu oppure ‘AL’. In caso di dubbio, il modo più semplice per accertarsi della natura di un oggetto in metallo è l’uso d'una calamita: l’alluminio è totalmente amagnetico.
Carta

Nel riciclaggio della carta vi sono procedure per l'eliminazione dell'inchiostro
Tipi di carta non adatti alla raccolta

§ Tutti i materiali non cellulosici, i contenitori di prodotti pericolosi;

§ carte sintetiche;

§ ogni tipo di carta, cartone e cartoncino che sia stato sporcato, ad esempio carta oleata (quella che contiene affettati e formaggi), carta e cartone unti (anche le scatole della pizza) e fazzoletti di carta usati; questi ultimi possono finire nella raccolta differenziata della frazione organica;

§ carte termiche (scontrini);

§ carte speciali (in genere quelli particolarmente lisci) come la carta chimica dei fax, quella autocopiante, quella carbone.


Plastica 
Anche per la raccolta differenziata della plastica bisogna seguire certe regole di base.

Teoricamente, tutti i tipi di plastica sono adatti al riciclaggio, a meno di contaminazioni che lo rendano sconveniente. Nei prodotti sicuramente riciclabili vi è comunque il simbolo caratteristico (tre frecce a formare un triangolo). Alcuni tipi di plastica sono inadatti al riciclaggio diretto, così come viene attualmente svolto in molti comuni, per esempio, un tubetto di dentifricio non può essere riciclato a causa della difficile rimozione interna del residuo di prodotto, e così alcuni giocattoli, attaccapanni, custodie di CD, ma in alcuni casi si possono indirizzare alla produzione di plastiche di bassa qualità come riempitivi, imballaggi industriali, alcune tipologie di arredi urbani. Dal 1 Maggio 2012 in seguito a vari accordi internazionali, anche piatti e bicchieri di plastica, possono essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica. In genere sono sicuramente differenziabili le resine termoplastiche, quali i contenitori per liquidi in plastica (contenitori di detersivi, bagnoschiuma e bottiglie) e tutti quelli definiti imballaggi.

Per il vetro non servono particolari indicazioni =D

Tutto il resto è indifferenziato!!!!

N.B.    Le cose più particolari:
Riciclare il Tetrapak, ecco come fare!

Anzitutti ricordiamo cosa è il Tetrapak: si tratta di un tipo di contenitore per alimenti in carta, alluminio e polietilene che ha un rivestimento plastico della carta rendendola impenetrabile all’aria e quindi ideale per conservare determinati cibi e bevande come il latte, i succhi di frutta e molto altro, li usiamo praticamente ogni giorno e il nostro frigo ne è pressochè pieno.

Con la raccolta differenziata però ci si pone spesso il problema di come riciclare i contenitori Tetrapak, ci sono alcune regole da seguire e qualche consiglio anche per farlo al meglio: anzitutto non vanno buttato nella indifferenziata come accade spesso non sapendo dove altro gettarli.

Ecco 3 semplici passi da fare per riciclare correttamente il Tetrapak:

1. il primo passo è prendere i contenitori in tetrapak e lavarli bene sotto l’acqua, per sciaquarli ed eliminare bene eventuali tracce delle bevande o dei cibi che contenevano

2. occorre poi pressare ed appiattire bene i contenitori in tetrapak per ridurre il loro volume

3. il terzo passo è gettare il Tetrapak nel contenitore dove raccogliete la carta ed il cartone per la raccolta differenziata.

venerdì 12 ottobre 2012

LA FOLLIA DELLE BOTTIGLIE DI PLASTICA


I CONTENITORI TRASPARENTI ROSICCHIANO UN MILIONE E MEZZO DI BARILI DI GREGGIO L’ANNO

Quando i nostri nipoti ci chiederanno cosa facevamo mentre il petrolio si stava esaurendo dovremo ammettere che eravamo impegnati a cercare i modi più fantasiosi per sprecarlo, dalla produzione di neve artificiale per i giochi invernali all’impiego dei camion leggeri – i famigerati Suv – per andare a fare la spesa. In pool position fra i comportamenti più demenziali spicca, senza dubbio, l’innamoramento planetario per l’acqua imbottigliata il cui consumo è salito del 57 per cento negli ultimi cinque anni. Una moda che piace ai governi perché li dispensa dal bonificare le forniture idriche – che restano appannaggio dei poveracci – operazione per la quale si spende infatti un settimo dei 100 miliardi di dollari buttati in acqua minerale. Cosa c’entra l’acqua con il petrolio lo spiega molto bene un rapporto dell’Earth Policy Institute di Washington nel quale, fra le altre cose, compaiono le prime stime del costo energetico dell’ubriacatura da minerale.Viene fuori che l’acqua in bottiglia – nel 40 per cento dei casi semplice acqua di rubinetto con l’aggiunta di qualche sale minerale – rosicchia circa un milione e mezzo di barili di greggio ogni anno soltanto per produrre delle bottiglie di plastica che ci metteranno circa 1000 anni a biodegradarsi, quasi tutte utilizzate una sola volta. Ora, considerando che con un milione e mezzo di barili si mandano avanti 100 mila automobili per un anno, siamo nel campo di quegli inesplicabili comportamenti che spingono alcune specie come i lemming, piccoli roditori simili a criceti, a suicidarsi gettandosi in massa dalle scogliere. Non si spiega altrimenti una scelta demenziale da ogni punto di vista.

SECONDO GLI ORGANISMI INTERNAZIONALI

che si occupano di salute l’acqua in bottiglia prodotta dai grandi marchi dell’imbottigliamento – Nestlè, Danone, Coca Cola e PepsiCo, tanto per non fare nomi – spesso non è affatto più salubre anche se costa la bellezza di diecimila volte di più di quella del rubinetto ed il suo consumo è decisamente inspiegabile in paesi come l’Italia, che dispongono di una riserva idrica di qualità eccellente. Il guaio è che la diffusione dell’acqua in bottiglia ha buon gioco in paesi come l’India e la Cina , dove la potabile è ancora un lusso che i governi non riescono a garantire. Il che, oltre al greggio impiegato per fabbricare le bottiglie, aggiunge un altro po’ di sprechi per il trasporto e infine lo stoccaggio di un’enorme quantità di rifiuti. La cosa divertente – si fa per dire – è che l’alternativa c’è da parecchio tempo e, almeno nei paesi industrializzati, può contare su di un sistema articolato e capillare – gli acquedotti – che presenta anche il vantaggio di essere facilmente monitorabile. In questo, come in altri numerosi casi, l’idolatrata modernizzazione va all’indietro, mentre un esercito di consumatori rincoglioniti da una valanga di spot buttano via i soldi con la benedizione dei decisori politici che guardano soltanto al Pil – quella dell’imbottigliamento è un’industria che tira – e, da più di trent’anni, confezionano normative che privilegiano le minerali rispetto alla vituperata “acqua del sindaco”.

Sabina Morandi

Fonte: www.liberazione.it

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio