mercoledì 28 novembre 2012

GLI HUNZA – La popolazione che vive in media 130-140 anni



LA POPOLAZIONE DEGLI HUNZA NON SOLO E’ CENTENARIA


ma non conosce neppure le nostre tanto temute patologie degenerative, il cancro, malattie del sistema nervoso, ecc..Vivono al confine nord del Pakistan all’ interno di una valle sulla catena Himalayana e sono la popolazione in assoluto più longeva della terra.La nostra èlite medica si vanta di tenere in vita i nostri anziani fino agli 80 anni e oltre. Ebbene, gli Hunza, senza ricorrere ai prodigi della nostra scienza mendica, a cento anni sono vivi, incredibilmente attivi, lavorano ancora nei campi e curano i loro figli con estrema vivacità e vitalità. Le donne Hunza sono ancora prolifiche anche oltre i novant’anni. Chiaramente per riuscire a concepire a tale età, il loro fisico è ancora piuttosto giovanile e non ha nulla a che vedere con le nostre novantenni.Gli strumenti indiscutibilmente più utili alla loro longevità paiono essere il lungo digiuno a cui sono sottoposti ogni anno, l’alimentazione vegetariana e l’acqua alcalina presente nelle loro terre.


DIGIUNO E PRODOTTI VEGETALI


Gli Hunza vivono infatti dei frutti della natura e soffrono anche un lungo periodo di carestia nei mesi invernali. Adottano forzatamente quello che i naturopati definiscono “digiuno terapeutico”. L’altopiano su cui vivono, in Pakistan, è un luogo in gran parte inospitale e non dà raccolto sufficiente per alimentare i 10.000 abitanti Hunza per tutto l’anno.Coltivano orzo frumento, miglio, grano saraceno e la verdura da orto: pomodori, cavoli, spinaci, rape, piselli e avevano numerosi gli alberi di noci e albicocche, ciliegie, more, pesche, pere e melograni. Fino a marzo però, quando matura l’orzo, digiunano anche per settimane intere (fino a due mesi in semi digiuno) per poter razionare i pochi viveri rimasti in attesa del primo raccolto.Il bello è che questa “bizzarra” consuetudine, che secondo vecchi concetti di nutrizionismo porterebbe a debolezza, morte e distruzione, al contrario nel corso degli anni ha prodotto nella popolazione straordinarie capacità di vigore.Un Hunza può andare camminare tranquillamente per 200 km a passo spedito senza mai fermarsi.Le forti doti di resistenza sono conosciute in tutto l’oriente, tanto che nelle spedizioni Himalayane, sono assoldati come portatori.


IL DIGIUNO NEL MONDO ANIMALE


Anche in molti animali il digiuno è una cosa normale per la sopravvivenza, nei periodi di carenza di prede. In autunno gli stambecchi, camosci e cervi mangiano molto di più per accumulare grasso per l’ inverno, che a causa dell’ altitudine dove vivono, non permette l’ approvvigionamento di cibo sufficiente. Il bello che i violenti scontri che i cervi hanno tra di loro per l’ accoppiamento e la successiva fecondazione avvengono proprio in pieno inverno, quindi praticamente a digiuno, che non compromette, anzi enfatizza le loro energie. Gli uccelli migratori mangiano a fine estate più del fabbisogno e quando partono verso i luoghi più caldi sono talmente grassi da pesare il doppio del normale. Ma durante la migrazione, che può arrivare anche a 5000 km, non si fermano mai e a fine corsa il loro perso ritorna normale. I lupi cacciano per giorni, ma poi possono restare per settimane senza mangiare e nello stesso tempo percorrono grandi distanze per procacciare altro cibo, vivendo con il solo grasso corporeo come del resto quasi tutti i predatori. Anche i pesci digiunano, come per esempio il salmone, che nella sua famosa risalita del fiume non ingerisce nulla, nemmeno nel successivo periodo della posa delle uova. In sostanza il digiuno è una condizione che non è quindi nata da 10.000 anni, ma da milioni di anni della storia stessa dell’uomo/animali ed è per questo che apporta molti benefici.

ACQUA ALCALINA


L’ultimo elemento fondamentale per la forza, e la longevità di questo popolo fu la composizione dell’ acqua. Dopo diversi studi emerse che l’acqua degli Hunza possedeva elevato pH (acqua alcalina), con notevole potere antiossidante ed elevato contenuto di minerali colloidali. Effettivamente come sperimentatore e ricercatore indipendente devo dire che digiunare con acqua alcalina è molto più semplice che digiunare con acqua di rubinetto o imbottigliata. L’acidosi metabolica innescata dal digiuno prolungato viene infatti compensata e il ph rimane più stabile. Per quanto riguarda l’alimentazione ho già spiegato che l’unico frutto a mantenere il ph umano stabile è la mela rossa; nel digiuno invece ci si può aiutare bevendo acqua alcalina, acqua con argilla verde ventilata, o facendo lavaggi interni/esterni con acqua e sale integrale.Oggi il territorio degli Huntza è stato intaccato dalla società “evoluta” e anche lì sono arrivati cibi spazzatura, farina 0 impoverita, zucchero bianco, sale sbiancato chimicamente, ecc… e con loro le prime carie, le prime problematiche cardiovascolari, i primi problemi reumatici che l’Occidente evoluto conosce bene. In pochi sono riusciti a scampare da questo inquinamento “evolutivo” evitando ogni forma di contagio con usanze e abitudini percepite ad istinto come innaturali e dannose.



CONCLUSIONI


Ragioniamo con calma e chiediamoci se hanno senso le classiche chiacchiere da bar che sentiamo comunemente:“Aveva 80 anni, per lo meno ha vissuto a lungo e ora ha smesso di soffrire”…“Ormai ho 35 anni, mi devo sbrigare se voglio avere un bambino”…“Ho superato i 40 anni, devo stare attento a non esagerare con l’attività fisica”…“Ho 30 anni, ho le ginocchia a pezzi, dovrò smettere di giocare a pallone”, ecc…“Signora, a 60 anni è normale pensare ad una dentiera” ……….Esiste veramente un orologio biologico incontrovertibile nell’uomo o sono gli stili di vita errati ad accelerare il corso delle lancette?Hanno senso le ansie di alcune donne che toccati i 30 anni iniziano già a temere di non riuscire ad avere figli “in termpo”?E’ veramente fisiologico avere ad una certa età menopausa, andropausa, osteoporosi, artrosi, demenza senile …. ?E’ normale lo scatenarsi di così tante patologie senili, cronico-degenerative, o al sistema nervoso?Ciò che è normale in una società malata potrebbe essere contro natura o senza senso per un popolo consapevole.


Di – Andrea Conti Dottore in Fisioterapia Università degli Studi di Roma


Fonte : http://contiandrea.wordpress.com – http://pianetablunews.wordpress.com


Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

lunedì 26 novembre 2012

Scuole di partito e scuole di chiesa

Fonte: Free Thought Free World

Piero Calamandrei - 11 febbraio 1950
Cari colleghi,
Noi siamo qui insegnanti di tutti gli ordini di scuole, dalle elementari alle università [...]. Siamo qui riuniti in questo convegno che si intitola alla Difesa della scuola. Perché difendiamo la scuola? Forse la scuola è in pericolo? Qual è la scuola che noi difendiamo? Qual è il pericolo che incombe sulla scuola che noi difendiamo? Può venire subito in mente che noi siamo riuniti per difendere la scuola laica. Ed è anche un po’ vero ed è stato detto stamane. Ma non è tutto qui, c’è qualche cosa di più alto. Questa nostra riunione non si deve immiserire in una polemica fra clericali ed anticlericali. Senza dire, poi, che si difende quello che abbiamo. Ora, siete proprio sicuri che in Italia noi abbiamo la scuola laica? Che si possa difendere la scuola laica come se ci fosse, dopo l’art. 7? Ma lasciamo fare, andiamo oltre. Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde a quella Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che è in funzione di questa Costituzione, che può essere strumento, perché questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà [...].
La scuola, come la vedo io, è un organo “costituzionale”. Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. Come voi sapete (tutti voi avrete letto la nostra Costituzione), nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola “l’ordinamento dello Stato”, sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo. Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi. Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue [...].
La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente. La formazione della classe dirigente, non solo nel senso di classe politica, di quella classe cioè che siede in Parlamento e discute e parla (e magari urla) che è al vertice degli organi più propriamente politici, ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti. Questo è il problema della democrazia, la creazione di questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine. No. Nel nostro pensiero di democrazia, la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata dall’afflusso verso l’alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie. Ogni classe, ogni categoria deve avere la possibilità di liberare verso l’alto i suoi elementi migliori, perché ciascuno di essi possa temporaneamente, transitoriamente, per quel breve istante di vita che la sorte concede a ciascuno di noi, contribuire a portare il suo lavoro, le sue migliori qualità personali al progresso della società [...].
A questo deve servire la democrazia, permettere ad ogni uomo degno di avere la sua parte di sole e di dignità (applausi). Ma questo può farlo soltanto la scuola, la quale è il complemento necessario del suffragio universale. La scuola, che ha proprio questo carattere in alto senso politico, perché solo essa può aiutare a scegliere, essa sola può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorino da tutti i ceti sociali.
Vedete, questa immagine è consacrata in un articolo della Costituzione, sia pure con una formula meno immaginosa. È l’art. 34, in cui è detto: “La scuola è aperta a tutti. I capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Questo è l’articolo più importante della nostra Costituzione. Bisogna rendersi conto del valore politico e sociale di questo articolo. Seminarium rei pubblicae, dicevano i latini del matrimonio. Noi potremmo dirlo della scuola: seminarium rei pubblicae: la scuola elabora i migliori per la rinnovazione continua, quotidiana della classe dirigente. Ora, se questa è la funzione costituzionale della scuola nella nostra Repubblica, domandiamoci: com’è costruito questo strumento? Quali sono i suoi principi fondamentali? Prima di tutto, scuola di Stato. Lo Stato deve costituire le sue scuole. Prima di tutto la scuola pubblica. Prima di esaltare la scuola privata bisogna parlare della scuola pubblica. La scuola pubblica è il prius, quella privata è il posterius. Per aversi una scuola privata buona bisogna che quella dello Stato sia ottima (applausi). Vedete, noi dobbiamo prima di tutto mettere l’accento su quel comma dell’art. 33 della Costituzione che dice così: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. Dunque, per questo comma […] lo Stato ha in materia scolastica, prima di tutto una funzione normativa. Lo Stato deve porre la legislazione scolastica nei suoi principi generali. Poi, immediatamente, lo Stato ha una funzione di realizzazione [...].
Lo Stato non deve dire: io faccio una scuola come modello, poi il resto lo facciano gli altri. No, la scuola è aperta a tutti e se tutti vogliono frequentare la scuola di Stato, ci devono essere in tutti gli ordini di scuole, tante scuole ottime, corrispondenti ai principi posti dallo Stato, scuole pubbliche, che permettano di raccogliere tutti coloro che si rivolgono allo Stato per andare nelle sue scuole. La scuola è aperta a tutti. Lo Stato deve quindi costituire scuole ottime per ospitare tutti. Questo è scritto nell’art. 33 della Costituzione. La scuola di Stato, la scuola democratica, è una scuola che ha un carattere unitario, è la scuola di tutti, crea cittadini, non crea né cattolici, né protestanti, né marxisti. La scuola è l’espressione di un altro articolo della Costituzione: dell’art. 3: “Tutti i cittadini hanno parità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali”. E l’art. 151: “Tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”. Di questi due articoli deve essere strumento la scuola di Stato, strumento di questa eguaglianza civica, di questo rispetto per le libertà di tutte le fedi e di tutte le opinioni [...].
Quando la scuola pubblica è così forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo.
La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre: (1) che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre. (2) Che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione. Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c’erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l’espressione, “più ottime” le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione.
Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime. Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.
Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna di­scutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: (1) ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. (2) Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. (3) Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico! Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. È la fase più pericolosa di tutta l’operazione [...]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito [...].
Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell’art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato”. Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche [...]. Ma poi c’è un’altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la “frode alla legge”, che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla [...]. E venuta così fuori l’idea dell’assegno familiare, dell’assegno familiare scolastico.
Il ministro dell’Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a “stimolare” al massimo le spese non statali per l’insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno [...].
Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? È un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica. Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l’arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l’arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! [...]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito [...].
Poi, nella riforma, c’è la questione della parità. L’art. 33 della Costituzione nel comma che si riferisce alla parità, dice: “La legge, nel fissare diritti ed obblighi della scuola non statale, che chiede la parità, deve assicurare ad essa piena libertà, un trattamento equipollente a quello delle scuole statali” [...]. Parità, sì, ma bisogna ricordarsi che prima di tutto, prima di concedere la parità, lo Stato, lo dice lo stesso art. 33, deve fissare i diritti e gli obblighi della scuola a cui concede questa parità, e ricordare che per un altro comma dello stesso articolo, lo Stato ha il compito di dettare le norme generali sulla istruzione. Quindi questa parità non può significare rinuncia a garantire, a controllare la serietà degli studi, i programmi, i titoli degli insegnanti, la serietà delle prove. Bisogna insomma evitare questo nauseante sistema, questo ripugnante sistema che è il favorire nelle scuole la concorrenza al ribasso: che lo Stato favorisca non solo la concorrenza della scuola privata con la scuola pubblica ma che lo Stato favorisca questa concorrenza favorendo la scuola dove si insegna peggio, con un vero e proprio incoraggiamento ufficiale alla bestialità [...].
Però questa riforma mi dà l’impressione di quelle figure che erano di moda quando ero ragazzo. In quelle figure si vedevano foreste, alberi, stagni, monti, tutto un groviglio di tralci e di uccelli e di tante altre belle cose e poi sotto c’era scritto: trovate il cacciatore. Allora, a furia di cercare, in un angolino, si trovava il cacciatore con il fucile spianato. Anche nella riforma c’è il cacciatore con il fucile spianato. È la scuola privata che si vuole trasformare in scuola privilegiata. Questo è il punto che conta. Tutto il resto, cifre astronomiche di miliardi, avverrà nell’avvenire lontano, ma la scuola privata, se non state attenti, sarà realtà davvero domani. La scuola privata si trasforma in scuola privilegiata e da qui comincia la scuola totalitaria, la trasformazione da scuola democratica in scuola di partito.
E poi c’è un altro pericolo forse anche più grave. È il pericolo del disfacimento morale della scuola. Questo senso di sfiducia, di cinismo, più che di scetticismo che si va diffondendo nella scuola, specialmente tra i giovani, è molto significativo. È il tramonto di quelle idee della vecchia scuola di Gaetano Salvemini, di Augusto Monti: la serietà, la precisione, l’onestà, la puntualità. Queste idee semplici. Il fare il proprio dovere, il fare lezione. E che la scuola sia una scuola del carattere, formatrice di coscienze, formatrice di persone oneste e leali. Si va diffondendo l’idea che tutto questo è superato, che non vale più. Oggi valgono appoggi, raccomandazioni, tessere di un partito o di una parrocchia. La religione che è in sé una cosa seria, forse la cosa più seria, perché la cosa più seria della vita è la morte, diventa uno spregevole pretesto per fare i propri affari. Questo è il pericolo: disfacimento morale della scuola. Non è la scuola dei preti che ci spaventa, perché cento anni fa c’erano scuole di preti in cui si sapeva insegnare il latino e l’italiano e da cui uscirono uomini come Giosuè Carducci. Quello che soprattutto spaventa sono i disonesti, gli uomini senza carattere, senza fede, senza opinioni. Questi uomini che dieci anni fa erano fascisti, cinque anni fa erano a parole antifascisti, ed ora son tornati, sotto svariati nomi, fascisti nella sostanza cioè profittatori del regime.
E c’è un altro pericolo: di lasciarsi vincere dallo scoramento. Ma non bisogna lasciarsi vincere dallo scoramento. Vedete, fu detto giustamente che chi vinse la guerra del 1918 fu la scuola media italiana, perché quei ragazzi, di cui le salme sono ancora sul Carso, uscivano dalle nostre scuole e dai nostri licei e dalle nostre università. Però guardate anche durante la Liberazione e la Resistenza che cosa è accaduto. È accaduto lo stesso. Ci sono stati professori e maestri che hanno dato esempi mirabili, dal carcere al martirio. Una maestra che per lunghi anni affrontò serenamente la galera fascista è qui tra noi. E tutti noi, vecchi insegnanti abbiamo nel cuore qualche nome di nostri studenti che hanno saputo resistere alle torture, che hanno dato il sangue per la libertà d’Italia. Pensiamo a questi ragazzi nostri che uscirono dalle nostre scuole e pensando a loro, non disperiamo dell’avvenire. Siamo fedeli alla Resistenza. Bisogna, amici, continuare a difendere nelle scuole la Resistenza e la continuità della coscienza morale.

giovedì 15 novembre 2012

#6#

Fiumi d’alcool
Giovani sbarbati rotolano per la via
Con affanno e senza nessuna ragione specifica urlano schiamazzi, latrati fino al sorgere del sole
Nessun segno di stanchezza sul loro viso
Ritornano alle loro dimore
Ricaricano le batterie per tuffarsi di nuovo finché non sorge il sole.

martedì 13 novembre 2012

Iodellavitanonhocapitounca**o!!!


Macché voglia di fama, sono un morto di fame, macché posto a tavola, ho la ciotola come un cane. 
(Caparezza, iodellavitanonhocapitouncazzo)


Cosi recita l'inizio di una delle mia canzoni preferite di Caparezza. Stamattina dopo la consueta colazione ho aperto il giornale come al solito, ma qualcosa questa volta mi ha turbato. Che sarà mai?
Cioè la foto che ho riportato a sinistra già non meriterebbe altre parole, ma le disgrazie non vengono mai sole; la foto riportava il titolo "Il centrosinistra che piace all'Europa."
Centro-sinistra con Italia sono già due parole che cozzano. Cos'è che ti ha turbato?
Io sono un elettore del centro-sinistra e personalmente penso che se dovessi andare a votare domani voterei più volentieri Topo Gigio che i fantastici 5 qui in alto. Non sia mai...
Tralasciando il discorso media scelto ecc ecc...   avrei preferito che i "rappresentanti" del Centrosinistra italiano organizzassero il confronto in un modo totalmente differente. Essi sono i candidati alle primarie di "coalizione" di centrosinistra che nomineranno il candidato da opporre a quello del centrodestra e agli altri candidati, nel caso ce ne fossero. Inoltre essi sono pronti a supportarsi a vicenda, anche se in modi differenti.
Vorrei porvi questa domanda: ma secondo voi potrebbero mai governare tutti assieme?
Apprezzo molto il concetto di primarie ma queste non si avvicinano nemmeno ai propositi con i quali furono creati. Per non chi non lo sapesse riporto la definizione che ne dà l'enciclopedia libera Wikipedia:

Le elezioni primarie sono una competizione elettorale attraverso la quale gli elettori o i militanti di un partito politico decidono chi sarà il candidato del partito (o dello schieramento politico del quale il partito medesimo fa parte) per una successiva elezione di una carica pubblica.La ragione delle elezioni primarie è la promozione della massima partecipazione degli elettori alla scelta dei candidati a cariche pubbliche, in contrapposizione al sistema che vede gli elettori scegliere fra candidati designati dai partiti.


Troppe incongruenze, aggiungerei persino la parola farsa. Noto, però, con piacere che non sono l'unico a pensarlo così. Vi riporto qua sotto un inciso dell'articolo che oggi è stato pubblicato su Mentecritica.

"Beppe Grillo ha assolutamente ragione quando vieta ai suoi di partecipare ai talk show. Non è censura, ma il netto rifiuto di un modello culturale basato esclusivamente sulla personalità dell’”ospite” e la capacità di tenere la scena piuttosto che sui contenuti.

Ieri sera, nel corso del confronto tra i cinque candidati alle primarie del centrosinistra, l’abbandono del modello culturale basato sul talk show dove più che il concetto conta l’esibizione muscolare, la vetusta tetta siliconata o la barba tagliata in stile luciferino, ha provocato in gran parte degli spettatori un’inquietante spiazzamento intellettuale. I cinque candidati, dietro il loro banchetto trasparente, appollaiati sulla pedana che ne incrementava artificiosamente l’altezza, non sono degli “ospiti” pronti a sfoderare il bon mot o l’aggressione verbale dell’avversario, ma dei quarti di bue appesi al gancio, esposti alla valutazione dell’avventore.

Nonostante i curatori del programma non abbiano avuto il coraggio di infierire – domande alla camomilla, inesistente contraddittorio col conduttore – il modello è tale che, svestiti della loro corazza da “ospiti”, i cinque quarti di bue mostrano senza infingimenti la loro clamorosa insipienza, la totale inadeguatezza ed il dilettantismo tipico di chi crede di essere uno statista solo perché becca un appannaggio da favola e gira nella macchina blindata con la scorta. "

Concludo questo post sottolineando che le uniche primarie che meritano la mia stima sono quelle di Cetto. :)




















Fonte: MC ( Mentecritica)

venerdì 9 novembre 2012

"Four more years"


 Il discorso del rieletto Presidente Obama, tradotto in italiano

"Ancora quattro anni". Sono le tre parole chiave di ogni rielezione presidenziale negli Stati Uniti, e Barack Obama, in attesa dell'ufficializzazione della vittoria, le ha pronunciate virtualmente via Twitter, aggiungendo l'immagine di un abbraccio con la moglie Michelle.

 



" Grazie. Grazie. Grazie mille.
Questa notte, più di 200 anni da quando una prima colonia vinse il diritto di determinare il proprio destino, il compito di perfezionare la nostra unione va avanti. Va avanti grazie a voi. Va avanti perché perché avete riaffermato lo spirito che ha trionfato sulla guerra e la depressione, lo spirito che ha sollevato questa nazione dal profondo della disperazione alle vette della speranza. La convinzione che mentre ognuno di noi persegue i propri sogni, noi siamo una famiglia americana e ci solleviamo o cadiamo insieme, come una sola nazione e come una sola popolazione.
Questa notte, in queste elezioni, voi, il popolo americano, ci avete ricordato che mentre la nostra strada è stata ardua, mentre il nostro viaggio è stato lungo, noi ci siamo tirati su, abbiamo combattuto per la strada del ritorno, e sappiamo nei nostri cuori che, per gli Stati Uniti d’America, il meglio deve ancora venire. 
Voglio ringraziare ogni americano che ha partecipato a queste elezioni. Che abbiate votato per la prima volta in assoluto, o che abbiate aspettato in fila a lungo.
In ogni caso dovremo sistemare questa cosa. Sia che abbiate lavorato alle infrastrutture o che abbiate risposto al telefono. Sia che abbiate tenuto un cartello per Obama o per Romney, avete fatto sentire la vostra voce.
E avete fatto la differenza. Ho appena sentito al telefono il Governatore Romney e mi sono congratulato con lui e con Paul Ryan per una campagna molto combattuta. Forse abbiamo combattuto strenuamente, ma è solo perché noi amiamo profondamente questa nazione. E teniamo particolarmente al suo futuro.
Da George a Lenore a loro figlio Mitt, la famiglia Romney ha scelto di restituire agli americani attraverso l’impegno pubblico. E questa è un’eredità che onoriamo e applaudiamo stanotte. Io sono ansioso di incontrare, nelle settimane a venire, il Governatore Romney per sederci e parlare di dove possiamo lavorare insieme per portare avanti questa nazione.
Voglio ringraziare il mio amico e partner di questi ultimi quattro anni, felice guerriero d’America, il miglior vice presidente che chiunque abbia mai desiderato: Joe Biden. E non sarei l’uomo che sono oggi senza la donna che ha accettato di sposarmi vent’anni fa. Lasciatemelo dire pubblicamente, Michelle non ti ho mai amata di più. Non sono mai stato più orgoglioso nel vedere che anche il resto dell’America si è innamorato di te come first lady della nostra nazione.
"



Ho deciso di riportare il discorso di un personaggio che volente o nolente ha cambiato la storia e che non vi nego stimo moltissimo sin dalla sua discesa in campo.
Il mondo della politica è un grande acquario, infestato di squali. Si sa che dove vige il potere l'anima di coloro che ne fanno uso è corrosa, quasi come i polmoni di un fumatore, però con queste parole, con questo breve discorso Barack ha dimostrato come può esistere anche uno "squalo nero", cioè capace di distinguersi dalla massa, capace di non anteporre alla famiglia il temporaneo potere politico, ma allo stesso tempo avere a cuore i reli problemi di una nazione che per anni è stata l'esempio da seguire e ora falcidiata da una crisi senza eguali.
L'elezioni in Italia sono alle porte, e spero che anche da noi si possa dare una svolta.
" Yes, we can"   mah non penso proprio  :)







Fonte: losgamato.it

lunedì 5 novembre 2012

Katanga Express: Appunti di un viaggiatore incompreso


"Pioggia io sarò, per toglierti la sete.."

La mia penna scivola leggera sulla moleskine che mi è stata regalata alcuni giorni fa; leggera come le dita del pianista, che sfiorando delicatamente il suo amato pianoforte a due corde allieta la serata di due giovani piccioncini che si trovavano li per caso.
Ignari di essere osservati, si scambiavano dolcemente soffici baci. La luna era alta (primi chiari di luna primaverili) nel cielo e probabilmente le loro vite universitarie procedevano senza intoppi. Niente poteva distrarli dagli occhi dell’amato che nel mentre si tuffavano in un mare di passioni. 

Come ogni mattina mi trovavo seduto al solito bar con il solito caffè e il solito cornetto farcito a sfogliare malinconico le colorate pagine del giornale sportivo e leggevo con attenzione le notizie del giorno. Una buona e completa rassegna giornalistica mattutina è un "must" per l’uomo moderno. Non ricordo dove l'ho sentita, però mi piace interpretarla cosi.
Eh si, "prima lo sport poi il dovere" è il mio pane quotidiano.
Questa mattina avevo un programma fitto e organizzato nei minimi dettagli. Tra alcuni minuti mi verranno a prendere. Devo tornare a casa il prima possibile. C’è bisogno di me, c’è bisogno che anch’io dia il mio contributo. Eccoli puntuali come sempre.
Sapevo che un amico doveva ritornare il "Kalabrifornia" ed allora ho pensato di unirmi a lui.
Ci sono altri due modi per ritornare in Calabria. Il primo è con il treno. Durata del viaggio di circa tre ore ed una trentina di minuti, contornate da un paio di cambi di treno. Eppure la tratta Bari- Montegiordano non è delle più lunghe. Parti con un treno modesto dal capoluogo pugliese e giungi alla metà in una pseudo-carrozza colorata all’esterno con foto che pubblicizzano la meravigliosa Basilicata.
Il secondo è con il pullman. Personalmente vorrei tralasciare le polemiche, ma vi sembra normale che anche con il pullman la durata del viaggio sfiori le 4 ore??
Alcuni mesi fa, una mia amica mi ha raccontato di un viaggio di circa 7-8 ore. Il pullman aveva bucato e per un “supporto” i passeggeri hanno atteso alcune ore nel pullman per strada.
Non ho mai visto arrivare il pullman in orario, e talvolta alla fermata si spera che il pullman semplicemente arrivi prima o poi. Alcune linee ora a causa della crisi sono state addirittura soppresse.
<<ahahahahahahahaha!!!!!!>>


venerdì 2 novembre 2012

"Choosyland"




Sono trascorsi solo pochissimi giorni dal 22 ottobre ribattezzato "the choosy day" quando il ministro del lavoro Elsa Fornero ha preso parte al convegno dell’Assolombarda eppure il suo discorso rituona periodicamente in tutti i salotti televisivi.

La Fornero analizza nel corso del dibattito il tema del lavoro giovanile sostenendo che oggigiorno, spesso, i giovani risultano essere un po’ troppo choosy, subito trasformato dai media nell’italiano "schizzinosi".

La vera traduzione della parola "choosy" usata dal ministro è:
1.esigente
2.pignolo
3.incontentabile.
Una grande fetta di pubblico giovanile e non solo è stata subito pronta ad accanirsi contro il ministro.
I primi a discuterne, ovviamente, sono stati gli stessi "colleghi" politici. Infatti Vendola, ad esempio, interpreta le sue parole come "ragazzi arrangiatevi!"; Casini sostiene che le parole della Fornero non facciano altro che alimentare odio sociale e la rete generazionale sinistra accusa il ministro di non conoscere realmente i giovani. Qualcuno si è, infine, attaccato alla situazione di vantaggio che vivono i suoi figli rispetto ai giovani italiani quasi come se una persona per analizzare il mondo abbia bisogno di vivere necessariamente la medesima situazione. Se così fosse nessuno dovrebbe parlare di ricchezza, povertà, malattia e di tutto ciò che non si possiede nonché farsi un mea culpa se si è riusciti a posizionarsi in un modo favorevole.  Questo è tipico in Italia, criticare ma non accettare di essere criticati, sfociando due volte su tre nell'attacco alle sfaccettature della persona attaccata non inerenti al contesto del diverbio.
Ma è realmente questo lo scopo di Elsa: schierarsi contro la classe giovanile in un clima, poi, di scarso lavoro?
Proviamo ad analizzare la vicenda da un altro punto di vista. Innanzitutto inizierei col precisare che, rileggendo il discorso della Fornero in maniera completa, il termine choosy meglio si adatterebbe all’italiano "esigente".
Il ministro, infatti, sottolinea quanto una buona fetta della popolazione giovanile, dinanzi ad un colloquio di lavoro, talvolta il primo, si mostri non disponibile a giorni, orari, mansioni e compensi propostigli, in poche parole a volte esige decidere le condizioni.
Viviamo in un paese illuso dal soldo facile e molti son quelli che vorrebbero lavorare poco, essere ad un livello avanzato e percepire un lauto stipendio.
Ma è questa una situazione possibile? Sebbene qualcuno riesca ad averla vinta a riguardo bisognerebbe, specie alle prime esperienze, far prevalere la propria voglia di fare, la propria passione ed iniziare ad entrare a far parte di un mondo, quello lavorativo che è una continua graduatoria, una lotta nella "Savana" della nostra società senza esclusioni di colpi. Ciò che prevale è l'aspetto macchiavellico della corsa al posizione lavorativa tanto auspicata. 
Vista da quest’altro punto di vista sembrerebbe il monito del ministro essere un vero e proprio sprono alla classe giovanile  per incitarlo a fare di più, ad essere più collaborativi verso una nazione che è già in fortissime difficoltà. Però la collaborazione il ministro non dovrebbe chiederla solo alla generazione che avanza.